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Le cartoline per finanziare la Grande Guerra

Alcune illustrazioni delle cartoline postali che invitavano a sottoscrivere i Prestiti di Guerra
Alcune illustrazioni delle cartoline postali che invitavano a sottoscrivere i Prestiti di Guerra -

di Frabrizio Gremmo*

Sono trascorsi cento anni esatti dalla conclusione della Grande Guerra e, come spesso avviene in occasione di questi importanti anniversari, le numerose iniziative pubbliche e private allestite per celebrarli hanno il merito di riportare alla memoria fatti e temi di cui spesso si era persa traccia. Uno di questi è quello dei diversi espendienti ai quali gli stati ricorsero per finanziare l'enorme e dispendiosissima impresa, tra i quali si registrò anche l'emissione dei cosiddetti Prestiti di guerra, spesso a tassi molto interessanti proprio per incentivare i risparmiatori a sottoscriverli. Ma oltre agli aspetti finanziari, già ampiamente studiati, dai fondi d'archivio riemergono anche le testimonianze di come la propaganda si mobilitò affinché la chiamata alla sottoscrizione avesse successo e come fece in particolare ricorso alla leva emotiva strettamente connessa alla corrispondenza di guerra. Migliaia di cartoline inviate dal fronte ai propri familiari a casa, infatti, contenevano immagini e slogan che invitavano proprio alla sottoscrizione dei prestiti di guerra per l'obiettivo finale della Vittoria.

Una piccola ma non per questo meno interessante collezione di cartoline di Prestiti di guerra italiani è conservata presso l’Archivio storico del Gruppo Sella, al quale è stata donata dal suo presidente Maurizio sella. La raccolta è costituita da una sessantina di cartoline postali destinate a propagandare la sottoscrizione popolare dei prestiti emessi dallo Stato italiano negli anni del conflitto. Queste cartoline si presentano come oggetti di semplice materialità, fragili cartoncini colorati, in grado però di sintetizzare temi ben più vasti con la forza evocativa delle loro immagini e delle loro didascalie.

Il finanziamento dello sforzo bellico della nazione, il ruolo delle banche nella raccolta dei fondi, l’utilizzo esteso della propaganda, il ricorso all’opera di artisti e disegnatori di fama sono tutti temi che ritroviamo in queste cartoline.

Un po’ di storia

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914, lo Stato italiano, pur dichiarando ancora la propria neutralità, provvide a un aumento considerevole delle spese per la difesa, accelerando repentinamente le attività nei settori siderurgici, meccanici, chimici e minerari. La transizione verso un’economia di guerra portò con sé la necessità di regolamentare gli scambi commerciali, vietando le esportazioni di prodotti e materie prime, e inducendo la popolazione a ridurre i consumi. In parallelo, sul fronte dei cambi, fu sospesa la convertibilità della lira. In questo contesto, lo Stato italiano lanciò la sottoscrizione del primo prestito nazionale, al quale fecero seguito, dall’entrata in guerra dell’Italia nel maggio del 1915 e fino al 1918, altri cinque prestiti, l’ultimo già volto alla ricostruzione post-bellica. Le risorse finanziarie recuperate mediante i prestiti interni, insieme all’indebitamento verso l’estero, coprirono circa il 70% del fabbisogno causato dalle spese di guerra. Minimo fu l’inasprimento fiscale, e solo verso la fine del conflitto si fece ricorso all’immissione di nuova moneta nel sistema. Sarà solo alla fine della guerra che l’enorme debito pubblico contratto spingerà i Governi a cercare una soluzione nell’aumento delle tasse, determinando così un rialzo generalizzato dei prezzi di tutti i beni e portando a una crisi economica che farà da scenario per i futuri risvolti politici.

I prestiti di guerra e il ruolo delle banche

I sei grandi prestiti nazionali emessi dallo Stato italiano fra il 1915 e il 1918 prevedevano un rimborso a lungo termine, fino a 25 anni, ma in alcuni casi l’obbligo di rimborso non fu contemplato, dando luogo di fatto a un prestito consolidato. I tassi d’interesse garantiti furono elevati, compresi fra il 4,5 e il 5 per cento, al fine di invogliare i risparmiatori alla sottoscrizione. Nel periodo del conflitto il Tesoro emise anche buoni a breve scadenza, annuali e poliennali, che ebbero parimenti grande successo fra il pubblico, portando a un gettito complessivo di quasi 15 miliardi di lire, superiore a quello dei grandi prestiti nazionali.

Cruciale fu il ruolo delle banche italiane, le quali costituirono un vasto consorzio sotto la guida della Banca d’Italia per la collocazione sul mercato dei prestiti. Proprio la Banca d’Italia emerse in questo ambito come istituto di riferimento a livello nazionale, pur essendo ancora un ente di diritto privato, e solo uno dei tre istituti italiani che all’epoca erano incaricati di emettere moneta (gli altri istituti di emissione erano il  Banco di Napoli e il Banco di Sicilia); infatti solo in seguito, nel 1926, la Banca d’Italia divenne l’unico istituto autorizzato all’emissione di banconote, con poteri di vigilanza sulle altre banche, successivamente ampliati e potenziati dalla legge bancaria del 1936.

Le banche esercitarono quindi appieno il proprio ruolo di intermediari finanziari, divenendo meccanismo attivo delle grandi operazioni in atto: da un lato, infatti, le limitazioni ai consumi imposte sin dal 1914 favorirono la creazione di risparmio sotto forma di depositi bancari; d’altro canto, la necessità di finanziamenti spinse lo Stato ad attingere a tali risorse private mediante l’indebitamento interno, con l’emissione dei prestiti di guerra, che videro le banche consorziate ricoprire il ruolo di soggetti collocatori. Inoltre, grazie anche alla creazione nel 1914 del consorzio bancario Csvi (Consorzio sovvenzioni su valori industriali), a guida di Banca d’Italia, le banche, e gli istituti di emissione in particolare, concessero alle imprese industriali varie sovvenzioni e facilitazioni, fra le quali le anticipazioni su titoli del debito pubblico a condizioni molto favorevoli, contribuendo in questo modo a stabilizzarne il corso e a mantenerne elevata la liquidità.

Il retro di una cartolina postale con le indicazioni relative alle condizioni di sottoscrizione del prestito
Il retro di una cartolina postale con le indicazioni relative alle condizioni di sottoscrizione del prestito

Le cartoline postali

Per collocare con successo il prestito presso il pubblico, fu dato l’avvio a grandi iniziative propagandistiche, forse le prime svolte su così vasta scala in Italia, intraprese a partire dal 1916 dalle grandi banche consorziate. Dopo la disfatta di Caporetto, a ottobre del 1917, fu lo Stato italiano ad avocare a sé ogni iniziativa propagandistica, costituendo a questo fine un apposito Consorzio per la propaganda del prestito, al quale fu riconosciuto il monopolio in materia. L’azione di propaganda fu tale da trasformare le occasioni di emissione dei prestiti in vere e proprie mobilitazioni culturali e patriottiche, e da costituire un banco di prova per la capacità governativa di coinvolgere la popolazione sui temi della difesa nazionale.

La propaganda faceva leva sul sentimento patriottico e sulla convenienza economica dei prestiti: ‘cuore e portafoglio’ furono associati per ottenere il maggior effetto. A partire dal 1917, venne introdotto anche il concetto di sottoscrizione al prestito come strumento per affrettare la pace, portando aiuto ai soldati al fronte e favorendo la fine vittoriosa della guerra. Su tali temi, vennero coinvolti importanti artisti e pittori, illustratori di giornali, pubblicitari e grafici, nomi noti e famosi all’epoca, chiedendo loro di produrre immagini di potente e immediata forza evocativa, da riprodurre sui vari mezzi di diffusione utilizzati dalla propaganda.

Le immagini prodotte dagli artisti, e approvate dal Consorzio governativo competente, divennero così i punti di forza di una campagna propagandistica che prendeva forma concreta mediante i vari mezzi di comunicazione di massa allora disponibili. Manifesti, locandine, cartoline, calendari, inserzioni, francobolli, opuscoli, coreografie esterne agli edifici (a Milano, ad esempio, fu allestita una coreografia nella centralissima Galleria Vittorio Emanuele II) furono i vari strumenti utilizzati per veicolare i messaggi propagandistici.

Un uso particolare e massiccio fu quello delle cartoline postali illustrate, che riproducevano immagini e slogan della campagna per la sottoscrizione ai prestiti. Esse erano distribuite in grandi quantità ai soldati al fronte, i quali le utilizzavano, scrivendo a casa, come mezzo di comunicazione con i propri cari. In parallelo, le stesse cartoline erano messe a disposizione delle famiglie perché potessero scrivere ai propri figli, fratelli e sposi soldati. E così gli altisonanti messaggi di propaganda, stampati sulle cartoline postali dei prestiti di guerra, circolavano insieme ai più intimi e personali scritti privati, vergati dalla mano dei giovani al fronte, e delle loro madri, sorelle, spose. 

L'attestato di sottoscrizione al Prestito Nazionale, con firma prestampata dell'allora Ministro del Tesoro Francesco Saverio Nitti
L'attestato di sottoscrizione al Prestito Nazionale, con firma prestampata dell'allora Ministro del Tesoro Francesco Saverio Nitti

* Archivio Storico Gruppo Sella

venerdý 1 giugno 2018

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