Dal digitale benefici tangibili per la competitività

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Dal digitale benefici tangibili per la competitività

Il Governatore della Banca d´Italia Ignazio Visco durante la lettura della sue Considerazioni finali
Il Governatore della Banca d´Italia Ignazio Visco durante la lettura della sue Considerazioni finali

Il Sole 24 Ore - Radiocor

L'Italia resta in forte ritardo rispetto agli altri paesi europei nello sviluppo del digitale. La fotografia scattata dalla Banca d'Italia nella Relazione annuale mostra un Paese sotto le medie europee su tutti i fronti. Ad iniziare dall'impiego delle nuove tecnologie nelle attività economiche. Lo scorso anno solo il 10% delle aziende italiane ha realizzato almeno l'uno per cento del fatturato attraverso il commercio elettronico, contro il 17 della media europea e il 20% registrato in Germania. L'Italia è sotto la media Ue anche per l'utilizzo dei servizi di cloud computing (23% contro 26%) e nell'utilizzo di robot industriali siamo a 2,6 macchine ogni 1.000 addetti contro i 4,5 robot per mille addetti della Germania, nostro maggiore competitore nel manifatturiero in Europa.

Non va meglio se si guarda all'indice Desi che misura il grado di digitalizzazione di una economia. Desi tiene conto di connettività, capitale umano, utilizzo di internet, servizi pubblici digitali e integrazione della tecnologia digitale. L'Italia considerando la somma di questi indicatori ottiene la 25 esima piazza in Europa, posizione non invidiabile, davanti solo a Bulgaria, Grecia e Romania.

Nel 2010 in Italia il settore dell'economia digitale (informazione e comunicazione, telecomunicazioni, attività di programmazione e trasmissione, attività editoriali, fabbricazione di apparecchiature elettriche, fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica) contribuiva per il 5,7% al valore aggiunto del totale dell'economia, un livello inferiore al 6,5 per cento della media europea. Tale quota in Italia è diminuita al 5%T nel 2017, nota la Banca d'Italia, in controtendenza rispetto alla Germania e alla media dell'Unione europea. 

Gli strumenti digitali faticano poi ad imporsi nel mercato del lavoro. Lo scorso anno, notano ancora gli economisti della banca centrale, solo il 33 per cento della popolazione italiana ha utilizzato strumenti digitali nello svolgimento delle proprie mansioni; nella media UE la percentuale è pari al 42 per cento. Un divario analogo è riscontrabile nella percentuale di specialisti ICT sul totale dell'occupazione. Solamente il 17% delle imprese ha fornito ai propri dipendenti una formazione sul posto di lavoro relativa all'utilizzo delle tecnologie digitali, 6 punti percentuali al di sotto della media Ue.

C'è molto da fare nel campo della formazione suggerisce la Banca d'Italia. Le competenze digitali della popolazione sono molto al di sotto della media Ue: 41% degli adulti in Italia contro 56% della media dell'Unione. Il gap, purtroppo, si registra anche tra i giovani ed è particolarmente ampio tra gli individui che non hanno terminato il ciclo di studi superiori.
 


lunedì 3 giugno 2019