Torna a crescere la ricchezza netta delle famiglie italiane

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Torna a crescere la ricchezza netta delle famiglie italiane

La sede della Banca d´Italia a Roma
La sede della Banca d´Italia a Roma - Augusto Casoli / A3 / Contrasto

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Esattamente dieci anni fa, nel 2009, la ricchezza netta delle famiglie italiane, pari a circa 150mila euro se misurata in rapporto alla popolazione, era la più alta tra i paesi del G7 anche per l'effetto della crisi finanziaria che aveva colpito in primis le famiglie americane facendole scendere dal primo gradino del podio. Otto anni dopo tuttavia, nel 2017, l'ultimo anno disponibile con i dati per il confronto, le famiglie italiane nella classifica per la ricchezza netta sono quasi il fanalino di coda. Le famiglie tedesche, ancora in ultima posizione, stanno agganciando il livello di ricchezza netta pro capite delle italiane.

Questo è il dato più eclatante che emerge da un lavoro a quattro mani di Banca d'Italia e Istat che per la prima volta consente una radiografia completa della ricchezza basata sulle attività finanziarie e non sia delle famiglie che delle imprese e consente un confronto internazionale con gli altri maggiori paesi industrializzati. Partiamo dai numeri: la ricchezza netta delle famiglie italiane è un numero accompagnato da nove zeri, 9.743 miliardi di cui il 59% rappresentato dalle attività reali, come la casa di proprietà (da sola pesa per circa il 50%), dagli altri immobili non residenziali e dai terreni mentre il restante 41% è frutto delle attività finanziarie come i depositi, i titoli e le azioni.

La Banca d'Italia e l'Istat calcolano che la ricchezza delle famiglie sia pari a 8,4 volte il reddito disponibile nel 2017 e, secondo dati Ocse, è più alto rispetto a quello calcolato per le famiglie francesi, inglesi e canadesi che hanno un rapporto di 8 (più in basso Stati Uniti e Germania). Questo primato, tuttavia va visto nella sua dinamica: la ricchezza netta rispetto al reddito disponibile in Italia è una linea pressoché piatta da dieci anni, anzi in lieve calo considerando che il picco è stato superato nel 2013,  mentre per gli altri paesi più avanzati, è una curva più o meno ripida a testimonianza di una tendenza alla crescita. Questo è l'effetto, spiegano le due istituzioni italiane, di un ristagno ventennale dei redditi in Italia mentre negli altri paesi sono aumentati. Il lavoro congiunto di Banca d'Italia e Istat certifica che il 2017 è stato comunque un anno di crescita per la ricchezza netta delle famiglie italiane: di circa l'1%, 98 miliardi, invertendo così un trend negativo che si registrava da un triennio. Sono aumentate le attività finanziarie in particolare (+3,7%) , grazie ai guadagni in conto capitale per l'apprezzamento dei prezzi dei titoli, in particolare delle azioni in quell'anno. L'incremento ha più che compensato il calo del valore dello stock di attività non finanziarie sul quale ha pesato sia il calo del valore delle abitazioni che degli altri immobili non residenziali. 

Per le imprese italiane il valore della ricchezza netta nel 2017 ha registrato una nuova leggera flessione: è pari a 1.052 miliardi ed il calo si registra dal picco del 2012 (1.381 miliardi). Il dato è al netto delle passività finanziarie. Al lordo di questa voce, invece, la ricchezza è cresciuta del 3,7% nel 2017 grazie all'aumento della componente finanziaria che ha controbilanciato la flessione delle attività reali che proseguono nel loro calo dal 2013. Banca d'Italia e Istat confermano che le imprese italiane sono poco indebitate nel confronto internazionale: i debiti sono pari al 45% delle attività non finanziarie e pone le italiane, nel confronto con gli alti paesi G7, nel gruppetto delle meno indebitate subito dopo le tedesche e prima delle imprese giapponesi mentre per le francesi il rapporto è superiore all'80 per cento.
 


lunedì 13 maggio 2019