Il futuro delle banche italiane è nel digitale

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Il futuro delle banche italiane è nel digitale

La sede di S&P a New York
La sede di S&P a New York - REUTERS / Brendan McDermid

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Di fronte alla sfida del digitale chi si ferma è perduto. Il modo di dire italiano si adatta bene per sintetizzare uno studio di S&P Global Rating che ha valutato gli effetti dell'avanzata della tecnologia per le banche commerciali in Italia. La tecnologia digitale in banca è ormai una realtà anche nel nostro paese, si legge, e questo comporta dei rischi per quei giocatori che non si stanno attrezzando per giocare la nuova partita. 

Il digitale potrà portare a una 'rottura' del tradizionale modello di business delle banche, tuttavia, se è vero da un lato che i rischi certamente aumentano, dall'altro si può affermare, nel caso dell'Italia, che non si materializzeranno in modo repentino, per una serie di fattori. Gli analisti della società di rating statunitense li individuano nelle abitudini radicate della clientela italiana e anche nei vincoli culturali dei clienti, difficili da modificare in tempi rapidi. C'è anche un effetto generazionale che frena la 'rivoluzione' digitale. C'è quindi 'un po' di tempo' per attrezzarsi alla sfida dal punto di vista dell'industria bancaria ma bisogna avviare più azioni efficaci, si legge nell'analisi, il prima possibile. 

La corsa alla tecnologia cambierà la struttura industriale del settore bancario italiano con la conseguenza che si assisterà ad una maggiore polarizzazione al suo interno. Da un lato le grandi banche, con maggiori economie di scala, che consentono di investire nell'innovazione digitale e di migliorare l'efficienza mentre si diversificano le fonti di ricavo. Assieme a loro un drappello di banche più piccole ma con un modello di business agile e poco costoso grazie al quale potrebbero adattarsi facilmente all'evoluzione delle preferenze dei clienti, sfruttando la leva che offre l'open banking o chiudendo il gap in alcuni segmenti di mercato. C'è poi un altro nutrito gruppo di attori del settore, nota il rapporto di S&P, in particolare le piccole e medie banche più deboli, che hanno davanti il rischio di rottura del modello di business in quanto non in grado di affrontare la crescente pressione competitiva derivante dalla digitalizzazione.

Lo studio mette in luce anche un altro fenomeno. Le banche italiane si stanno affidando alla digitalizzazione come strumento per migliorare l'efficienza e la produttività e per migliorare i processi interni più che come proposta di valore per i clienti. Per questa ragione, tra le altre, la clientela italiana retail resta legata alla banca tradizionale 'fisica'. L'Italia come è noto (Eu Digital Economy and Society Index 2019) ha un tasso di penetrazione del banking online sotto il 50% ed è agli ultimi posti nell'Europa, orfana della Gran Bretagna, ormai a 27 paesi. Questo dato è destinato a cambiare con i requisiti della regolamentazione e per effetto degli incentivi che le banche stanno dando alla clientela nell'orientarsi al canale digitale. 

Il progressivo venir meno del vantaggio della prossimità al cliente darà quindi alle banche l'opportunità di accelerare con la riduzione degli sportelli fisici, con conseguente riduzione di personale o reimpiego dello stesso verso attività di consulenza o commerciali. Le piattaforme di open banking, nel nuovo contesto, consentiranno a un numero crescente di clienti digitali di avere l'opzione di confrontare, in tempo reale, prodotti e servizi e cambiare il fornitore in particolare se il mobile banking si svilupperà a ritmo rapido. Qualunque sia la velocità di cambiamento verso la digitalizzazione che registrerà il Paese, si è davanti a una tendenza, conclude S&P, che comprimerà i margini per i prodotti e i servizi bancari di base.


lunedì 24 febbraio 2020