Quanti luoghi comuni sull'economia
(e non solo)

Nel dibattito sulle questioni economiche spesso ci si imbatte in "luoghi comuni". "Una sorta di verità, indiscutibile, scientificamente provata e politicamente corretta" su cui torna ora in libreria in edizione economica un volumetto sempre attuale di Andrea Boitani, professore di economia politica all'Università Cattolica di Milano e redattore di www.lavoce.info, che tenta di sfatare alcuni dei "mantra" più consolidati che spopolano nell'opinione pubblica, ma anche tra gli addetti ai lavori ("leggendo i giornali, sbirciando nei blog, ma anche sentendo le dichiarazioni di governanti, direttori del Fondo monetario internazionale o dell'Ocse").

Diciamolo subito: qui non entreremo nel merito dei "luoghi comuni" che Boitani tenta di mettere in discussione attraverso la sua personale verifica, molto documentata, sia sul piano teorico che reale dei problemi economici. Al lettore il compito di addentrarsi nelle questioni che il suo Sette luoghi comuni sull'economia (Laterza, pp. 189, 11 euro) affronta, facendo propria un'affermazione di Federico Caffè, secondo il quale "liberarsi della suggestione delle affermazioni che finiscono per essere accettate per il solo fatto di essere ripetute non è una cosa agevole". Ed è proprio questo spirito di approfondimento ed eventualmente di messa in discussione che anima il libro, rivolto non tanto al circolo ristretto degli economisti di professione ma a "tutte le persone interessate ai temi politico-economici attuali, disposte ad andare al di là del rumore di fondo del dibattito mediatico, delle frasi fatte e degli argomenti apodittici cui costringe la tirannia esercitata dai social network e dalla televisione", che qui interessa presentare.

Anche perché, come lo stesso Boitani osserva in premessa, i luoghi comuni non sono affatto innocui, ma possono avere impatti ("a volte positivi, più spesso devastanti") nella vita reale. Per questo - citando le parole stavolta di Eugenio Montale - occorre cercare sempre la verità "nei rosicchiamenti delle tarme e dei topi, nella polvere che esce da cassettoni ammuffiti, nelle croste dei "grana' stagionati". In altre parole - tornando a quelle di Boitani - "se sono le idee che, nel bene e nel male, a lungo andare prevarranno sugli interessi costituiti, è raccomandabile che quelle idee vengano esaminate e dissezionate, separando quanto meglio possibile i contenuti ideologici da quelli scientifici e storici". Tenendo presente, per non rischiare di cadere nell'eccesso opposto, che ogni luogo comune può contenere anche qualche elemento di verità.
Il libro ne prende in considerazione "solo" sette, tra quelli che hanno maggior rilievo nel dibattito attuale. Eccoli: l'economia europea va male perché c'è l'Euro, se il debito pubblico è alto ci vuole l'austerità, l'inflazione ossessiona le banche centrali, l'Italia va male perché è poco competitiva, è tutta colpa delle banche e della finanza, senza le riforme non si esce dalla crisi, per rilanciare l'economia servono grandi investimenti infrastrutturali. Ma ce ne sarebbero molti altri, tant'è vero che lo stesso Boitani ammette: "potrei anche decidere di fare un sequel".

Banalità


Il tema del resto è molto caldo e non riguarda solo l'economia. Uno sguardo allargato arriva da Stefano Bartezzaghi, docente di semiotica e di teorie della creatività alla Iulm di Milano, che dirige anche un festival dell'umorismo a Livorno, autore di Banalità. Luoghi comuni, semiotica, social network (Bompiani, pp. 272, 17 euro). Secondo Bartezzaghi la banalità è il nostro "nuovo demone" e propone un originale antidoto: "Conviene cercare di avere un buon rapporto con la banalità nostra personale e altrui. Come accade con le persone. E per farlo occorre guardarla in faccia, conoscerla, rivolgersi a lei con schiettezza. Facciamoci amica la banalità. Quantomeno ci distingueremo dal gregge che intende scansarla". Ed è qui che entrano in gioco i social media: "Non dico - osserva l'autore - che la banalità contemporanea sia tutta nei social network, né che tutto ciò che è nei social network sia banale: dico che essi costituiscono un buon campo per la sua osservazione".

 


lunedì 27 maggio 2019