Per il Pil italiano prevista una crescita dello 0,1% anche nella parte finale dell'anno

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Per il Pil italiano prevista una crescita dello 0,1% anche nella parte finale dell'anno

Operai al lavoro in uno stabilimento dedicato alla produzione automobilistica
Operai al lavoro in uno stabilimento dedicato alla produzione automobilistica - Paolo Tre / A3 / Contrasto

Il Sole 24 Ore - Radiocor

L'economia italiana continua ad essere 'anemica', con un Pil che nel quarto trimestre non dovrebbe andare oltre un modesto +0,1% come nei trimestri precedenti. Un andamento che si spiega con le difficoltà del settore industriale. La produzione industriale, stima il Centro Studi Confindustria, a novembre ha registrato un nuovo calo con una crescita acquisita pari a zero nell'ultimo trimestre. C'è fiducia solo in un ulteriore crescita nel settore dei servizi mentre per il manifatturiero ci si attende una contrazione.

In questo quadro non esaltante, torna anche lo spettro di una deflazione.  La dinamica dei prezzi al consumo in Italia ha infatti frenato dalla fine del 2018 e negli ultimi mesi si è avvicinata allo zero (+0,4% annuo a novembre).  A spingere al ribasso i prezzi al consumo sono i prodotti energetici (-4,6% annuo), che seguono con intensità ridotta e un breve lasso temporale l'andamento del prezzo del petrolio in euro. Secondo il Csc di Confindustria il dato che preoccupa di più è l'esigua dinamica dei prezzi dei beni industriali (+0,3% annuo), negativa fino a ottobre (-0,2%).

Questo riflette la situazione di affanno che vive ancora l'industria italiana, dovuta in buona misura al complicato contesto internazionale, su cui hanno pesato vari fattori, tra i quali la guerra commerciale Usa-Cina che non vede ancora una soluzione, e le difficoltà nel settore auto in Europa.  Un eventuale diffuso calo dei prezzi potrebbe porre un freno alla crescita dei consumi, nella misura in cui le famiglie rimandano gli acquisti di beni nell'attesa di ulteriori ribassi. In parte ciò sta già avvenendo e aiuta a spiegare la debolezza nell'industria.  

In questo scenario macro si registra anche un netto raffreddamento dell'ottimismo degli operatori del mercato finanziario secondo il sondaggio realizzato dall'associazione Assiom Forex in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Secondo la maggioranza degli operatori lo spread tra i BTp e i Bund tedeschi a dieci anni è destinato ad oscillare tra i 150 e i 200 punti per i prossimi sei mesi. Un mese fa, invece, la quota di chi puntava sulla 'forchetta' 150-200 punti era in forte minoranza mentre il 74% del campione ipotizzava lo spread stabilmente sotto i 150 punti.  Netto il calo dell'ottimismo anche per le prospettive della Borsa italiana per i prossimi sei mesi. La percentuale di quanti prevedono indici in rialzo o stabili scende a novembre al 78% dall'82% del mese precedente e, di conseguenza, cresce la quota (dal 18 al 22%) di chi si attende un periodo di ribasso.  Gli operatori 'ottimisti' a novembre scendono al 38% complessivo dal 44% in ottobre.


mercoledì 4 dicembre 2019