Pagamenti elettronici, in Italia crescono le transazioni con le carte

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Pagamenti elettronici, in Italia crescono le transazioni con le carte

Un cliente paga l´acquisto in un negozio con la carta di credito
Un cliente paga l´acquisto in un negozio con la carta di credito - REUTERS / Philippe Wojazer

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Convincere gli italiani ad abbandonare l'uso del contante è quasi una "mission impossible" parafrasando la fortunata serie di film con Tom Cruise. L'ultima rilevazione in ordine di tempo, quella realizzata da "The European House-Ambrosetti", segnala piccoli miglioramenti nella frequenza di pagamenti elettronici ma il Paese resta nettamente sotto le medie europee per il 'cashless' con il rovescio della medaglia del contante che alimenta l'economia sommersa e drena il gettito Iva dovuto di circa 2 punti di Pil, 35 miliardi, che sarebbero invece una linfa vitale per rilanciare l'asfittica economia italiana.

Secondo i dati dell'Osservatorio permanente della Comunità cashless fondata dalla società di consulenza, l'Italia con un punteggio medio di 3,5 su 10, resta nelle basse posizioni della classifica europea dei pagamenti elettronici, al 23esimo posto su 28 paesi nel 2018, stessa posizione in cui si trovava l'anno precedente.  Si registra tuttavia un lieve miglioramento nella velocità con cui l'Italia si sta muovendo per la crescita delle transazioni pro-capite con carte, che aumenta da 7,1 a 8,4 (su una scala da 0 a 100). A tale velocità però l'Italia riuscirebbe a raggiungere l'attuale media UE-28 (25,4) solo nel 2030.

Per misurare il livello di dipendenza di un'economia dal contante, l'Osservatorio elabora annualmente il Cash Intensity Index per 85 economie al mondo. In questa classifica l'Italia resta nel gruppo delle 30 peggiori economie al mondo per 'intensità del contante': 11,6% nel 2017, superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla media europea (10,1% nel 2016). Negli ultimi anni, si segnala nella ricerca, l'aumento dei pagamenti elettronici è andato di pari passo con la diminuzione del sommerso in Europa. Tale relazione è ancora più evidente nei Paesi in cui il valore del sommerso è rilevante (superiore al 10%) e dove i pagamenti elettronici sono ancora poco diffusi. In Italia l'economia cosiddetta 'non osservata' ammonta a circa 210 miliardi, pari al 12,4% del Pil, di cui 192 miliardi generati dall'economia sommersa mentre la parte rimanente è legata alle attività illegali. Sebbene l'ammontare complessivo del sommerso rimanga superiore alla media europea (11,1%), il valore è in diminuzione rispetto al picco registrato nel 2014. Il sommerso, come noto, ha effetti distorsivi significativi per il sistema-Paese per la sottrazione di gettito alle casse dello Stato, a partire dall'Iva.  Per valutare questo aspetto, è stato analizzato il 'gap Iva' dell'Italia a confronto con gli altri 27 Paesi dell'Unione Europea. Il "gap Iva" esprime la differenza tra l'ammontare delle entrate per Iva effettivamente riscosse e le entrate teoriche che ogni paese potrebbe riscuotere sulla base dei risultati economici osservati, della struttura impositiva e della legislazione di riferimento.

In Italia questo gap ammonta a 35,9 miliardi, pari a circa il 26% del totale Iva riscuotibile e al 2% del PIL nazionale, il valore più alto in termini assoluti tra tutti i Paesi della Ue.  Cosa succederebbe con un'accelerazione dell'uso del contante? Il rapporto The European House-Ambrosetti traccia tre scenari: uno conservativo, uno intermedio e uno accelerato al 2025. Prendendo in considerazione quello intermedio (considera un'evoluzione tecnologica tale da spingere i cittadini ad utilizzare maggiormente i pagamenti elettronici) si ottiene una stima di 135 pagamenti elettronici pro-capite in Italia (ci sono state solo 46,2 transazioni a testa nel 2017) con un valore delle transazioni con carta che ammonterebbe a quasi il 20% del Pil. La conseguenza sarebbe un calo del sommerso in rapporto al Pil al 10,7% nel 2025 (oggi, lo ricordiamo, siamo al 12,4%). In termini assoluti emergerebbero quindi dall'economia sommersa italiana 29,5 miliardi e gli introiti Iva per lo Stato sarebbero pari a 10 miliardi, con un recupero del gap sull'Iva pari a 12,5 miliardi. In sostanza l'Italia riuscirebbe ad allinearsi, nel 2025, ai valori attuali dei pagamenti elettronici dell'Unione Europea. Sembra fantascienza ma potrebbe diventare invece realtà.


martedì 16 aprile 2019