Le materie prime hanno una storia straordinaria

Le materie prime hanno una storia straordinaria

L'oro è da sempre il simbolo della ricchezza. L'argento pure e - come scrisse Gustave Flaubert citando La Fontaine nel 1852, riferendosi a quello che è stato il primo mercato globalizzato della storia - "governa il mondo". Ma c'è stato anche un tempo in cui la moneta cresceva sugli alberi. Non solo nelle favole. Gli Atzechi e i Maya, ad esempio, avevano un sistema monetario molto particolare e gli scambi avvenivano attraverso il baratto con polvere d'oro, lingotti di rame, tessuti di cotone, ma anche semi di cacao, conservati in sacchi da 24 mila unità, pari al peso trasportabile da un uomo. Questa moneta era molto apprezzata anche perché evitava il fenomeno della tesaurizzazione, avendo i semi una durata limitata nel tempo prima di iniziare a deteriorarsi. Per questo, per evitare che perdessero valore, era necessario rimetterla in circolo e la produzione era tenuta sotto controllo dal potere locale. Però non sfuggiva al rischio della falsificazione, poiché c'erano i disonesti che sostituivano parte dei semi con pietre della stessa forma.

Anche l'antica Cina aveva il suo bel da fare contro il problema della contraffazione, in questo caso delle monete di bronzo, tanto che nel 48 d.c. l'imperatore decise di accettare come mezzo di pagamento i cereali, le conchiglie, la canapa e la seta. Quest'ultima, in particolare, si differenziava dalle altre soluzioni che decadevano rapidamente, e rimase per lungo tempo una "moneta" ben accetta, specie nei periodi di forte instabilità e inflazione. Proprio la seta, infatti, face la fortuna della Cina che grazie ad essa poteva importare tutto ciò che le mancava e di cui aveva bisogno. A Roma, del resto, un'oncia imperiale di seta cinese valeva quanto un'oncia d'oro.

Ecco dunque che - come scrive Philippe Chalmin - "non si può capire la storia del mondo senza immergersi in quella delle risorse naturali che hanno permesso all'umanità di progredire". Un'idea, questa, che è alla base di una gustosa "storia dell'umanità e nel mondo vista attraverso i profumi, i fetori, le fragranze, i colori, i gusti, i sapori". Con questo spirito, dunque, Storie straordinarie delle materie prime (Add editore, pp. 247, 16 euro), opera dell'economista Alessandro Giraudo, allievo di Carlo M. Cipolla e docente di finanza internazionale e storia economica della finanza in una delle Grandes Ecoles di Parigi, raccoglie quaranta storie di elementi che hanno contribuito "alla costruzione del mondo come lo conosciamo oggi in una sarabanda di guerre, complotti, congiure e misteri".

"Le materie prime - come spiega l'autore - hanno influenzato l'intera storia umana e continuano ad avere un ruolo centrale negli equilibri tra le placche tettoniche dell'economia mondiale. In passato era il pepe, oggi è l'energia; in futuro saranno forse il coltan, il litio, il germanio, il promezio, il tulio e altri metalli i cui nomi rimandano alla mitologia greca". Ma in attesa di capire su quali materie verrà riscritto questo libro in futuro, oggi si può ripercorrere la curiosa storia dell'ossidiana (la pietra nera che ha fatto la fortuna delle isole vulcaniche), del sale e delle spezie, del papiro e delle pergamene in lotta tra loro, del grano nell'impero romano, del pepe per Venezia, ma anche patate, the, mais, noce moscata, lapislazzuli, torba, oppio, tungsteno, e perfino urina e bitume.

"Le materie prime - osserva Giraudo - hanno causato guerre, portato la pace, stimolato spedizioni in terre sconosciute, dato vita a incredibili operazioni di spionaggio, stabilito nuovi equilibri tra i paesi e gli uomini". "Allora, che notizie da Rialto?" chiede infatti Solanio a Salerio nel Mercante di Venezia di Shakespeare. Storie straordinarie delle materie prime punta a dare molte risposte, in un lungo viaggio nel tempo, evidenziando la centralità e il rilievo che i mercati delle merci hanno sempre avuto nella nostra storia.


mercoledì 30 ottobre 2019