L'economia è sempre più sharing

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L'economia è sempre più sharing

Una donna nel centro di Milano alla guida di una delle biciclette del servizio di bike sharing
Una donna nel centro di Milano alla guida di una delle biciclette del servizio di bike sharing - Reuters / Stefano Rellandini

Il Sole 24 Ore - Radiocor

La sharing economy inizia a diventare un fenomeno di rilievo anche in Italia, secondo quanto emerge dal rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del Paese. Le percentuali di italiani coinvolti in qualche modo in azioni di sharing dei mezzi di circolazione, di noleggio sostitutivo o di acquisto di prodotti ricondizionati non sono trascurabili (il 19%, il 14% e il 22% rispettivamente). Il car sharing ha raggiunto nel 2017 gli 1,3 milioni di iscritti e oltre 7 milioni di noleggi.  Numeri che restano ancora lontani da quelli di paesi come la Germania, da anni attenta al tema. In Italia, in ogni caso, la quota di giovani nella fascia 18-34 anni che manifesta interesse verso il car sharing è ormai superiore al 50 per cento. Il rapporto mette in luce anche la crescita delle biciclette in condivisione, che sfiorano le 40.000 unità in 265 comuni coinvolti in questo tipo di iniziative. Sono poi quasi quattro su dieci gli italiani disposti a sperimentare queste nuove formule di utilizzo del mezzo privato. Il Censis aggiunge che ancora nel 2005 i giovani nella fascia 18-29 anni rappresentavano il 13,4% del parco delle immatricolazioni. Quota che undici anni dopo si è ridotta al 7,9 per cento. Per contro gli ultrasessantacinquenni, che coprivano il 10% delle vendite nel 2005, oggi si attestano al 17,6%. Altro fenomeno sempre più evidente in Italia, suggerisce il Censis, è l'attenzione all'economia circolare. In particolare da parte del mondo dell'impresa. Un sondaggio dell'istituto, su un panel rappresentativo di più di mille persone, mette in rilievo che i più convinti delle potenzialità della transizione all'economia circolare sono proprio gli imprenditori e i liberi professionisti (32,6%). In posizione intermedia si collocano i funzionari pubblici e i dirigenti d'impresa (28,6%) mentre più scettici appaiono i docenti universitari e i ricercatori (meno del 20%).  L'Italia, sostiene il rapporto dell'istituto, sull'economia circolare l'Italia ha carte importanti da giocare grazie al il più basso consumo di materiali grezzi in Europa (8,5 tonnellate pro-capite contro le 13,5 della media dell'Unione.  L'Italia, inoltre, si colloca ai primi posti tra i Paesi europei per quanto concerne la capacità di generare valore a partire dalle risorse impiegate nei processi produttivi: il rapporto tra Pil e il cosiddetto Dmc (acronimo di Domestic material consumption), ossia la somma di tutte le materie prime estratte all'interno del territorio nazionale più tutte le materie importate, meno tutte le materie esportate, è di 3,34 euro per chilogrammo contro un valore medio europeo di 2,21 euro per chilogrammo.


lunedì 10 dicembre 2018