L'occupazione stabile sostiene la tenuta dei consumi

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L'occupazione stabile sostiene la tenuta dei consumi

Alcune persone attraversano la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano
Alcune persone attraversano la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano - Frieder Blickle / laif

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Gli italiani, nonostante tutto, conservano una cauto ottimismo anche se magari non lo ammettono. Può essere questa la sintesi di una settimana difficile per le prospettive dell'economia del Paese, stando alla copiosa serie di dati macro pubblicata. L'unico 'faro' nella nebbia è la tenuta dei consumi, da qui l'ottimismo, segnalata dai previsori privati, dopo che l'Istat ne ha sancito un incremento dello 0,5% nel 2018. La tenuta dei consumi viene spiegata con la percezione di una situazione economica personale stabile che, a sua volta, è frutto di un'occupazione stabile a valle di cinque anni di crescita dell'economia (2014-2018). Il quadro del lavoro in Italia evidentemente non ha ancora risentito della frenata con la recessione tecnica scattata nel quarto trimestre. Nel dettaglio, sono stati gli economisti del Centro Studi di Confindustria a segnalare la tenuta dei consumi: nel quarto trimestre 2018 sono cresciute di poco sia la produzione di beni di consumo (+0,2%), sia le vendite al dettaglio (+0,3%). Per gli economisti del CsC sebbene la fiducia delle famiglie sia diminuita ancora a febbraio, i giudizi sulla situazione personale non si sono deteriorati proprio perché l'occupazione, ferma ma non in calo nel Paese nella seconda metà del 2018, contribuisce a sostenere i redditi.

L'indice Istat che misura la fiducia dei consumatori in effetti ha raggiunto a febbraio il valore più basso degli ultimi 18 mesi per il peggioramento dei giudizi e delle attese sulla situazione economica generale, mentre le opinioni sul quadro economico personale risultano nel complesso stabili nell'arco degli ultimi cinque mesi. Nel quadro macroeconomico generale non aiuta la notizia della revisione al ribasso del consuntivo del Pil nel 2018. Il dato finale Istat è di una crescita dello 0,9% (+1% l'indicazione preliminare) che rende le prospettive per quest'anno più incerte, anche per la tenuta dei conti pubblici. Lo scorso anno l'avanzo primario è migliorato all'1,6% (1,4% nel 2017) ma il rapporto debito/Pil è tornato a crescere ed ha raggiunto il 132,1% del prodotto contro il 131,3% dell'anno precedente. Dati macro in chiaroscuro arrivano anche dal mondo delle imprese: arretra il fatturato dell'industria mentre nel 2018 si è confermata la moderata espansione del fatturato dei servizi, iniziata nel 2015, anche se il ritmo non è più sostenuto come quello registrato nel 2017.


lunedì 4 marzo 2019