I robot e l'impatto nel mondo del lavoro. Lo studio della Banca d'Italia

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I robot e l'impatto nel mondo del lavoro. Lo studio della Banca d'Italia

Una fase della catena di montaggio all´interno di uno stabilimento automobilistico
Una fase della catena di montaggio all´interno di uno stabilimento automobilistico - Reuters / Fabian Bimmer

Il Sole 24 Ore - Radiocor

I robot hanno provocato danni all'occupazione in Italia? Certamente no nei quindici anni che vanno dal 1990 al 2016 è la risposta. Ad affermarlo con certezza è uno studio realizzato da un economista della Banca d'Italia, Davide Dottori, che ha preso a riferimento una strategia per variabili strumentali basata sulla crescita settoriale dei robot in altri paesi europei. I dati sono stati poi messi a confronto con quanto è emerso da studi analoghi in Germania e negli Stati Uniti. La fotografia del passato non può ovviamente rassicurare sul futuro e non offre appigli alle preoccupazioni odierne sulle conseguenze della rivoluzione digitale sul mercato del lavoro mondiale ma indica come la realtà empirica possa offrire, almeno per l'Italia, un quadro migliore di tante stime ed analisi deduttive. 

L'Italia, dopo la Germania, è il secondo paese europeo per la diffusione dei robot industriali con una crescita sostenuta negli anni precedenti la crisi globale. L'analisi della Banca d'Italia ha preso in considerazione sia il mercato del lavoro locale sia gli occupati effettivi e ha dato, in entrambi i casi, la stessa risposta: nessun impatto significativo sull'occupazione.  Qualche effetto negativo in realtà è emerso per la nuova occupazione nel manifatturiero, ma da un punto di vista statistico il significato è "debole o assente" si legge nella ricerca. Per quanto riguarda la nuova occupazione la diffusione dei robot ha contribuito senz'altro a rimodellare la distribuzione dei nuovi entranti verso settori industriali a minor utilizzo intensivo dei robot (il terziario ad esempio).  

Più in dettaglio un effetto è emerso sulla nuova occupazione manifatturiera che negli anni considerati dall'indagine si è andata riducendo. Secondo lo studio della Banca d'Italia l'aumento della diffusione dei robot ha contribuito per 1/5 alla riduzione della quota di nuovi lavoratori del manifatturiero. L'effetto quindi maggiore dell'ingresso dei robot in azienda nel periodo 1990-2016 è stato quello di rimodellare la domanda per la nuova occupazione e la sua allocazione ma senza effetto negativo sull'occupazione in generale. Se si fa un confronto con studi simili, emerge che l'Italia ha registrato un fenomeno soft molto simile a quello della Germania e molto meno invasivo di quello registrato negli Usa.

Questo, ipotizza lo studio, per le caratteristiche simili dei due paesi europei da un punto della struttura industriale e delle tutele del mercato del lavoro, più protettive per chi è già occupato rispetto ai nuovi entranti.  Sono delle conclusioni che hanno delle implicazioni importanti per i policy maker. La prima riguarda il dibattito sulla tassazione dei robot: c'è un evidenza che non hanno un effetto dannoso sull'occupazione e questo va ad aggiungersi ad altri studi che hanno messo in evidenza un effetto positivo delle macchine sulla produttività. C'è soprattutto la valutazione che l'impatto dei robot sui percorsi di carriera individuale siano risultati in media non alti; effetti negativi che possono essere efficacemente contrastati con strumenti a favore della riallocazione dei lavoratori come la formazione o i sussidi temporanei.

In generale la formazione e l'educazione possono essere finalizzate ad investire in competenze che possono evidenziare le complementarietà tra l'uomo e la macchina piuttosto che in mansioni che possono essere svolte ugualmente (e meglio) dalle macchine. Allo stesso tempo avverte lo studio non bisogna desumere indicazioni ottimistiche sul futuro dall'evidenza del passato. La velocità di diffusione dei robot in Italia è notevolmente rallentata tuttavia l'innovazione può avere impatti imprevedibili e peculiari.

Quindi cautela per il futuro mentre per il recente passato la consapevolezza che i robot non hanno provocato danni all'occupazione del Paese né hanno provocato lo spostamento di masse di addetti già occupati per i quali, piuttosto, hanno contribuito ad allungarne il rapporto di lavoro con l'azienda nella quale erano già occupati grazie alla maggiore produttività introdotta.


lunedì 31 agosto 2020