L'economia del «bello e benfatto»: il Made in Italy per capire gli italiani

L'economia del «bello e benfatto»: il Made in Italy per capire gli italiani

Gli italiani, con tremila anni di storia alle spalle, una cultura così centrale nella vicenda del mondo Occidentale e il passaggio di decine di altri popoli e culture sul proprio territorio, non sono per niente facili da capire. Eppure non c'è popolo al mondo che più di quello italiano possa essere «capito» attraverso le sue forme esteriori, dai comportamenti alla lingua, dall'arte all'abbigliamento. In una parola: lo stile. Cioè: «l'estetica, lo stile sono in Italia ancora oggi la chiave migliore per comprendere l'etica, il sistema dei valori e regole che definisce le scelte di fondo degli italiani».
A muoversi lungo questa rotta è Romano Benini, giornalista economico e docente di Italian fashion industries, nel suo libro Lo stile italiano. Storia, economia e cultura del Made in Italy. L'arte e la moda, la cultura del cibo e del paesaggio, l'artigianato e il design del Belpaese (Donzelli, pp. 344, 22 euro). Benini fissa subito un punto fermo: la connessione tra il bello e il bene sono sempre state una cifra distintiva dell'Italia e degli italiani, fin dall'antichità, ma soprattutto con il Rinascimento. Ed è per questo che ancora oggi «la presenza italiana sui mercati internazionali risponde soprattutto a questa domanda di qualità, che non trova spesso una risposta analoga e adeguata nei modelli economici di altre nazioni».
Ma c'è anche un altro termine che spiega e fa capire bene gli italiani agli occhi del mondo: gusto. «Se lo stile italiano - prosegue Benini - conserva quindi quella connessione tra estetica ed etica che il Novecento ha invece voluto separare e superare, affermando un modello economico votato alla quantità e non alla qualità, è attraverso l'affermazione del buon gusto che gli italiani provano a tradurre nell'esperienza quotidiana e nello stile di vita il nesso del rapporto tra ciò che è bello e ciò che è buono».
L'economia italiana, dunque, ha una propria cifra distintiva, ma che è anche una sorta di vero e proprio settore che si potrebbe definire del «bello e benfatto», al quale si deve quella capacità di attrazione che molti prodotti Made in Italy conservano sui mercati di tutto il mondo. Si tratta di un fattore trasversale a diversi altri settori produttivi, dal quale discende un rapporto che talvolta raggiunge punte di eccellenza straordinaria, tra estetica e funzionalità. Peraltro si tratta di un fattore che rappresenta un valore nel tempo, nel senso che mentre le mode sono per definizione qualcosa di momentaneo e inesorabilmente passeggero, lo stile invece è qualcosa che resta. Si evolve. Si innova. Ma fondamentalmente resta, perché è parte del patrimonio genetico dell'Italia e degli italiani.
Ed è per questo che, col suo libro, Benini ha ritenuto utile e interessante ripercorrere tutta la vicenda storica dello stile italiano, una «lunga storia» come s'intitola la prima parte del volume, che parte dagli Etruschi, la prima civiltà della bellezza, e viaggia nel tempo raccontando l'eredità dei romani, il medioevo, l'umanesimo, il Rinascimento (a proposito del quale si fa riferimento altre invenzioni italiane, i libri, il gusto e la finanza, oltre che del design), fino all'età moderna e contemporanea. Ne emerge in tutta evidenza che siamo di fronte a un «brand Italia», un «patrimonio unico», come rileva la disanima di Romano Benini, che siamo tenuti a conoscere e trasferire alle generazioni future. Ma anche a coniugare con una capacità di innovare e guardare al futuro, per rimanere al passo con i tempi. O anticiparli.
 


giovedì 21 febbraio 2019