Italia terreno fertile per gli investimenti socialmente responsabili

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Italia terreno fertile per gli investimenti socialmente responsabili

Turbine in un parco eolico a sud di Glasgow in Scozia
Turbine in un parco eolico a sud di Glasgow in Scozia - Ashley Cooper / Nature Picture L¿ibrary / Contrasto

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Il risparmiatore italiano rappresenta un "terreno fertile" per gli investimenti socialmente responsabili, solo che ancora non ne è conscio anche perché non bene informato. E' la conclusione cui arriva un ricerca realizzata dalla società di consulenza Finer, per conto di Assogestioni, che ha intervistato un campione di 1.000 risparmiatori, da quelli che riescono a mettere da parte 10mila euro fino ai più benestanti, definiti dagli addetti ai lavori con l'acronimo inglese "Hnwi", high net worth individual, ossia risparmiatori con disponibilità superiori ai 5 milioni di euro. L'indagine ha coinvolto anche, con il loro punto di vista, 700 professionisti dell'industria del risparmio gestito, tra i quali consulenti, gestori, operatori bancari. Gli investimenti socialmente responsabili rientrano nel più generale tema della sostenibilità, argomento che è diventato un mantra per il mondo della finanza: una crescita sostenibile, ci si è resi conto, aggiunge valore ad un'impresa, qualunque sia il suo settore di attività. L'indagine Finer ha messo in luce che non c'e' ancora molta chiarezza su questi temi interconnessi agli investimenti che vengono richiamati con l'acronimo ESG, ossia le politiche ambientali, sociali e di governance.

Secondo l'indagine una buona metà dei risparmiatori delle classi mass market e affluent (fino a 500mila euro) confonde gli investimenti ESG con gli investimenti 'no profit' che mettono al primo posto la salvaguardia ambientale, il rispetto dei diritti umani ed altri valore senza considerare i profitti e i rendimenti per l'investitore. I risparmiatori con più patrimonio investito, (da 500mila euro in su) descrivono invece correttamente gli ESG come investimenti che creano valore attraverso una strategia che integra, nella valutazione delle società in cui si investe, anche l'analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo. Un altro aspetto evidenziato nel lavoro di Finer è la maggiore sensibilità da parte degli investitori per questi temi rispetto a qualche anno fa. Anche in questo caso le risposte si differenziano a seconda della classe reddituale. Quelli del mass market indicano come primo motivo gli effetti dei cambiamenti climatici (91%), quelli più benestanti la crisi e le difficoltà delle aziende che non rispettano i temi della SRI (77%) e i risparmiatori più facoltosi le difficoltà incontrate in alcuni fallimenti da parte di imprese, anche bancarie, non hanno rispettato questi valori.  Il punto di vista dei professionisti del risparmio gestito è che bisogna fare di più sul fronte dell'informazione: chi è poco informato tende a non sottoscrivere prodotti basati su investimenti ESG. Per aumentare l'interesse a sottoscrivere prodotti di investimento sostenibile e responsabile il parere tra gli addetti ai lavori è unanime: serve maggiore informazione unita ad un'indispensabile educazione finanziaria.
 


lunedì 8 aprile 2019