Le imprese italiane reggono l'impatto delle tensioni commerciali

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Le imprese italiane reggono l'impatto delle tensioni commerciali

Una nave porta-container all´interno del porto di Southampton
Una nave porta-container all´interno del porto di Southampton - REUTERS / Peter Nicholls

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Le imprese italiane non stanno soffrendo per i dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti importanti dall'Europa nell'ambito della guerra protezionistica avviata dall'amministrazione statunitense. È l'evidenza segnalata dall'Istat nel Rapporto 2019 sulla competitività dei settori produttivi. Un rapporto con luci ed ombre sulla competitività delle nostre imprese. Eccole nel dettaglio. 

Lo scorso anno l'Italia è stata poco esposta agli effetti diretti delle misure protezionistiche, dato il peso limitato sull'export dei settori coinvolti dai provvedimenti (in particolare nel caso dei prodotti in acciaio e alluminio, ad esempio, la quota delle vendite verso gli Stati Uniti è inferiore al 3% dell'export totale). Tuttavia, commenta l'Istat, l'impatto indiretto dovuto, ad esempio, agli effetti sulle esportazioni italiane di acciaio e allumino verso la Germania, primo esportatore europeo di prodotti in metallo verso gli Stati Uniti, appare ancora di difficile quantificazione. 

Nell'analisi dei fattori di competitività delle imprese italiane i ricercatori dell'Istat mettono in evidenza come lo scorso anno la produttività del lavoro sia risultata in linea con quella dell'area dell'euro per la prima volta dal 2013. Il dato è di una flessione dello 0,1% sull'anno precedente. Il problema, tuttavia, è il divario che l'Italia ha accumulato negli ultimi 15 anni verso tutte le economie avanzate e che è ancora lontano dal colmarsi. Un'altra caratteristica che emerge dall'analisi sul 2018 è una dinamica degli investimenti fissi lordi "significativa e più accentuata di quella registrata nelle principali economie dell'Eurozona". Per l'Istat "né il costo del lavoro né l'evoluzione dei prezzi sembrano aver svolto un ruolo di freno per il Paese". Un problema per la competitività italiana è, invece, che non si riesce a sfruttare in modo rapido la crescita internazionale quando si manifesta. Solo le relazioni con la Germania, spiegano dall'Istat, garantiscono un'efficiente trasmissione di shock positivi alla nostra economia. Più limitata, invece, la trasmissione di shock positivi dagli Stati Uniti e dalla Cina, le due economie guida. Il rapporto Istat esprime quindi un indicatore sintetico di competitività (Isco) dal quale emerge che ai primi posti della graduatoria (il riferimento in questo caso è al 2016) restano i settori della farmaceutica, apparecchiature elettriche, macchinari e bevande. Per quasi tutti i settori del Made in Italy, come alimentare, tessile, abbigliamento, prodotti in metallo e mobili la competitività invece rimane debole.


martedì 26 marzo 2019