Il Pil dell'Italia nel 2019 chiude a +0,3%

Home Il Pil dell'Italia nel 2019 chiude a +0,3%

Il Pil dell'Italia nel 2019 chiude a +0,3%

Un operaio al lavoro nello stabilimento Fca di Mirafiori
Un operaio al lavoro nello stabilimento Fca di Mirafiori - REUTERS / Massimo Pinca

Il Sole 24 Ore - Radiocor

La crescita dell'economia italiana lo scorso anno è stata dello 0,3%, in rallentamento come previsto: è la più bassa dal 2014 ma è, alla fine, superiore alla stima preliminare Istat (+0,2%) e a quella del Governo (+0,1%). Un altro aspetto da mettere in luce è che l'Italia lo scorso anno non è andata molto peggio del partner europeo di riferimento: la Germania. Quest'ultima ha registrato una crescita dello 0,6% a dimostrazione di un 2019 caratterizzato da un forte rallentamento globale, non solo di tutta l'Eurozona, in particolare per le tensioni legate alla disputa commerciale Usa-Cina. Il gap di crescita tra l'Italia e la Germania lo scorso anno è sceso allo 0,3 dallo 0,8 dell'anno precedente.

L'inizio di quest'anno, purtroppo, è caratterizzato dall'imprevisto del coronavirus che, tuttavia, stima l'Ocse, potrebbe avere un impatto limitato ed essere riassorbito nel giro di un trimestre evitando al Paese una nuova recessione. I dati comunicati dall'Istat indicano, dal lato della domanda interna, una crescita dell'1,4% degli investimenti fissi lordi e dello 0,2% dei consumi finali nazionali. Per quel che riguarda i flussi con l'estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dell'1,2% e le importazioni sono diminuite dello 0,4%. La domanda nazionale ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 0,4 punti percentuali. L'apporto della domanda estera netta è stato positivo per 0,5 punti, mentre la variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,6 punti.

Lo scorso anno nonostante la decelerazione delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta. Dal lato dell'offerta di beni e servizi, la crescita del valore aggiunto è stata sostenuta nel settore delle costruzioni, modesta nei servizi, mentre l'agricoltura e le attività manifatturiere hanno subito una contrazione. Nel 2019 la spesa per consumi finali delle famiglie ha rallentato la crescita, aumentando in volume dello 0,4% (+0,9% nel 2018).  Gli investimenti fissi lordi sono risultati la componente più dinamica della domanda, seppure in rallentamento, con un incremento dell'1,4% (+3,1% l'anno precedente).  Il rallentamento della crescita, tuttavia, non ha impedito un miglioramento dei conti pubblici con un indebitamento netto in rapporto al Pil pari a -1,6 %, a fronte del -2,2 % del 2018. Si tratta del dato più basso dal 2007. Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è stato pari al +1,7% (+1,5% nel 2018). Il rapporto debito/Pil si è attestato al 134,8% nel 2019, stesso livello dell'anno precedente. La pressione fiscale è salita al 42,4%, dal 41,9% del 2018. Dati ufficiali dell'Istat che sono nettamente migliori delle ultime stime del Governo che prevedevano un rapporto deficit/Pil al 2,2% e il debito/Pil al 135,7 per cento.  

Per quest'anno c'è da valutare il fatto nuovo, l'effetto coronavirus. Secondo Mauro Pisu, economista dell'Ocse a capo del desk Italia, la recessione quest'anno non è al momento scontata. Certamente, osserva Pisu, il primo trimestre sarà negativo ma una crescita zero è ancora possibile mentre la stima del 2021 resta invariata a testimonianza di un certo ottimismo dall'istituzione di Parigi sulla capacità di reazione del Paese anche alla luce della flessibilità sul deficit che la Commissione europea concederà vista l'eccezionalità del fenomeno. Lo shock potrebbe essere 'momentaneo' e 'limitato' se l'epidemia verrà contenuta e il panico rientrerà in tempi brevi, in modo da permettere un rimbalzo dell'attività dal secondo trimestre, che porterebbe il Pil tricolore a planare su una crescita zero sull'anno spiega Pisu intervistato da Radiocor. Se però la diffusione del virus, con gli annessi effetti collaterali di paure e incertezze, dovesse essere prolungata, il 'rischio concreto' è quello di una recessione. Secondo l'esperto dell'Ocse le misure di sostegno preannunciate dal Governo 'vanno nella giusta direzione' e all'Ocse ci si attende che la Ue conceda 'un certo grado di flessibilità' all'Italia davanti a quello che è indiscutibilmente un evento straordinario.  Il quadro dettagliato delle stime dell'Ocse vede 'un primo trimestre negativo per lo 0,1%, come dato congiunturale non annualizzato, dopo il -0,3% nel quarto trimestre e si basa sul fatto che già a marzo si dovrebbero vedere miglioramenti sul fronte dell'epidemia. Nel secondo trimestre è atteso 'un rimbalzo dello 0,2%, seguito da un altro +0,2% nel terzo trimestre, mentre per il quarto l'organizzazione internazionale con sede a Parigi stima un +0,15%' con una crescita, quindi, pari a zero quest'anno e in aumento dello 0,5% nel 2021.


martedì 3 marzo 2020