Formazione digitale, una priorità per il mondo del lavoro di domani

Formazione digitale, una priorità per il mondo del lavoro di domani

Un laboratorio all´università di Oxford
Un laboratorio all´università di Oxford - Martin Parr / Magnum Photos

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Le macchine dotate di intelligenza artificiale non ci toglieranno il lavoro se saremo in grado, in Italia e in Europa, di cavalcare la rivoluzione digitale, ossia raggiungere un livello di alfabetizzazione digitale adeguato a garantire che i cittadini siano in grado di utilizzare con efficacia e in sicurezza le nuove tecnologie, la rete e i suoi contenuti. 

È uno dei messaggi del Libro Bianco sull'Economia digitale realizzato dal CED, il centro di economia digitale nato dalla collaborazione delle tre università statali romane. Il rapporto contribuisce a togliere parte dell'ansia che traspare da molti interventi di economisti e policy maker riguardo al futuro dell'economia digitale con milioni di lavoratori disoccupati 'tecnologici' sostituiti dai robot. Non sarà così, chiarisce il rapporto, ma bisogna investire da subito in una formazione adeguata. 

Un'esigenza che è emersa chiaramente proprio nei mesi del lockdown per la pandemia che ha spinto sempre più i cittadini a fruire di contenuti e servizi digitali offerti dalle imprese e dalla Pubblica amministrazione. La spinta alla digitalizzazione che tutti gli italiani hanno avuto durante la pandemia non viene ancora misurata dalle statistiche più recenti che continuano a relegarci invece in posizioni di coda o di rincalzo nelle varie classifiche internazionali. 

Una dell'Ocse, con dati del 2019, ha misurato i paesi nei quali i cittadini sfruttano maggiormente le potenzialità della rete con almeno otto differenti attività. In questa classifica Ocse, la Danimarca è al primo posto con più del 60% dei cittadini che svolge almeno otto differenti attività, non solo per la posta elettronica ma anche e soprattutto per interfacciarsi con le pubbliche amministrazioni. Anche la Germania e la Francia sono su livelli simili: più del 60% della popolazione effettua almeno cinque differenti attività su Internet, tra il 30% e 45% fino a dieci. Nel caso italiano, invece, più del 60% della popolazione che usufruisce della rete effettua solamente due tipologie di attività e meno del 15% di essa arriva a sfruttare appieno le sue potenzialità (dalle 8 alle 10 attività differenti). 

È in questo scenario di ritardo che il Libro bianco suggerisce di puntare sulla formazione delle competenze richieste dalle aziende e che sono rappresentate dall'acronimo 'Stem': science, technology, engineering e mathematics. Analizzando la domanda di competenze digitali, si trovano molte figure tipicamente lontane dall'ambito digitale. Infatti, seppure vi siano richieste di classiche figure digitali come sviluppatori, consulenti informatici e data analyst, cresce al contempo anche la domanda di contabili, professionisti del marketing e ingegneri meccanici. Pertanto, il mercato del lavoro continua e continuerà a domandare lavoratori più 'tradizionali' afferma il Libro Bianco, con un forte e generalizzato aggiornamento di competenze. 
Tra i suggerimenti proposti c'è quello di ridurre gli ostacoli normativi che di fatto impediscono la configurazione di un'offerta formativa di livello terziario, specie per Università e Istituti tecnici superiori, allo sviluppo di competenze digitali, nelle discipline sia Stem che non Stem, comprese le scienze sociali. Si suggerisce inoltre di sviluppare una campagna pubblica a vasto spettro per l'alfabetizzazione ed educazione dei cittadini volta sia all'acquisizione di una confidenza e consapevolezza di base della propria identità e cittadinanza digitale anche a livello europeo. Si suggerisce, poi, di destinare risorse pubbliche e private verso la generazione dei talenti e delle intelligenze digitali con l'obiettivo di creare un ecosistema propizio e attraente per le elevate professionalità. 

Un intero capitolo del rapporto del Ced è dedicato alla trasformazione digitale della Pubblica amministrazione che sta avvenendo in modo disordinato e senza coerenza interna. Serve una maggiore corrispondenza tra l'azione italiana sulla digitalizzazione e le strategie internazionali, si legge nel rapporto. Altra indicazione è una maggiore condivisione delle scelte di politica pubblica sulla Pubblica amministrazione digitale, assicurando un approccio continuativo e coordinato. Ridurre e contrastare la pluralità e proliferazione di azioni, aggiunge il Libro Bianco, serve ad evitare sovrapposizioni di competenze come nel caso delle materie concorrenti tra Stato e Regioni.


mercoledì 12 agosto 2020