Dalla Bce taglio dei tassi e rilancio del quantitative easing

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Dalla Bce taglio dei tassi e rilancio del quantitative easing

Mario Draghi durante la conferenza stampa al termine del consiglio direttivo della Bce a Francoforte
Mario Draghi durante la conferenza stampa al termine del consiglio direttivo della Bce a Francoforte - REUTERS / Ralph Orlowski

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Il tempo mette al brutto in Europa e la Bce decide di muoversi con tutti gli strumenti a disposizione forse anche sorprendendo il mercato per l'ampiezza e la tempistica scelta, che è un qualcosa, l'effetto sorpresa, che i banchieri centrali tendono ad evitare. Lo scenario di base però spiega Mario Draghi nella sua penultima conferenza stampa prima di lasciare il posto, a novembre, alla francese Christine Lagarde, mostra un deciso peggioramento della situazione economica "più di quanto ci aspettassimo" con una persistenza dei rischi al ribasso per lo scenario. Quest'ultimo, tra l'altro, non tiene conto - spiega Draghi - dell'ipotesi di hard Brexit né dell'eventuale escalation della disputa sul commercio tra Stati Uniti e Cina.

Quello che però ha fatto scattare l'unanimità nel Consiglio sulla necessità di agire da oggi è il fatto che le aspettative di inflazione, nel medio termine, non solo non si stanno muovendo verso il target fissato dalla Banca centrale europea (vicino ma sotto il 2%) ma addirittura si stanno "riancorando", parole del banchiere italiano, "tra lo zero e lo 0,1 per cento".

La Bce quindi oggi non solo ha deciso di sparare un colpo con il suo famoso ¿bazooka', ossia riavviare il quantitative easing con acquisti di titoli per 20 miliardi al mese senza porre un termine alla scadenza del programma, ma anche di cambiare il linguaggio sulle sue aspettative di inflazione per cercare di smuovere la situazione e spingere indirettamente la crescita economica mantenendo però sempre bene a mente quale sia il mandato della Bce: la stabilità dei prezzi.

Draghi oggi, forse perché prossimo a lasciare la tolda di comando a Francoforte, nelle risposte alle domande dei giornalisti è stato particolarmente ficcante sui compiti che devono svolgere i governi con la politica fiscale che va indirizzata nella direzione adatta a rilanciare la crescita senza dimenticare che la "la probabilità di una recessione è bassa ma è aumentata" nell'eurozona.  È tempo quindi di agire per quei governi che hanno lo spazio fiscale per farlo ha detto Draghi e tutti hanno capito il riferimento alla Germania, così come c'è stato quello all'Italia, anch'esso molto chiaro, con lo sprone a fare i compiti a casa, con misure caute, a quei paesi che hanno un alto debito.

La Bce, tra le decisioni di oggi per stimolare le aspettative di inflazione, ha anche aumentato i tassi negativi sui depositi, misura che non piace alle banche ma Draghi sul punto è stato ancora una volta molto chiaro. I tassi negativi, ha osservato, hanno l'effetto di stimolare la crescita e "non provocheranno un collasso del sistema finanziario". Inoltre sui conti economici delle banche i tassi negativi pesano certamente meno rispetto a un cost/income che in molti casi può essere, con un eufemismo, migliorato e rispetto a un modello di business, ha concluso Draghi, che va ripensato o adattato al nuovo scenario competitivo che necessariamente impone di accettare la sfida del digitale.


giovedì 12 settembre 2019