Dal G7 di Biarritz l'impegno per una riforma della tassazione internazionale

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Dal G7 di Biarritz l'impegno per una riforma della tassazione internazionale

I leader dei Paesi del G7 durante il vertice di Biarritz
I leader dei Paesi del G7 durante il vertice di Biarritz - Ian Langsdon / Pool via REUTERS

Il Sole 24 Ore Radiocor 

Impegno a trovare un accordo entro il 2020 per una riforma della tassazione internazionale. È quello strappato al presidente statunitense Donald Trump al termine del G7 di Biarritz dal padrone di casa, Emmanuel Macron, grazie al compromesso raggiunto dai due rispettivi ministri dell'Economia. Il tema, noto soprattutto in Italia come web tax o digital tax, è quello per cui i giganti internazionali del digitale, i cosiddetti Gafa, pagano in media meno tasse di quelle che pagano le imprese più tradizionali.

Quello che emerge al termine dell'anno di presidenza francese del G7 (se ne era occupato in dettaglio anche il vertice finanziario di luglio a Chantilly) è la maturazione della consapevolezza, sia a livello dei sette grandi che dei paesi del G20, della necessità di agire in tempi rapidi. C'è, infatti, un tema generale di erosione della base imponibile in tutti gli Stati e di trasferimento dei profitti che rende sempre più difficile fare quadrare i bilanci pubblici, in particolare per finanziarie le spese del welfare.

La riforma fiscale da raggiungere entro il 2020 e alla quale ha fatto riferimento Macron alla fine del vertice, è quella su cui si lavora in sede Ocse e che vuole limitare, tra l'altro, anche il fenomeno del tax planning, la pratica delle multinazionali di spostare attività nei paesi dove la tassazione è più favorevole. Fenomeno, quest'ultimo, molto evidente anche all'interno dell'Eurozona con pratiche di dumping fiscale denunciate di recente dall'Antitrust italiana che nuocciono in particolare al nostro Paese. L'elusione fiscale da parte delle multinazionali, secondo i calcoli dell'Ocse, sottrae tra il 4 e il 10% dell'imposta sul reddito delle società a livello globale: ossia una cifra pari a 240 miliardi di euro l'anno.

Tornando al digitale la riforma è considerata essenziale perché gli attuali sistemi di tassazione nazionale non riescono a intercettare i profitti di imprese che non hanno una presenza fisica nel singolo Stato, oppure una presenza limitata che produce redditi molto limitati. L'impegno degli Stati Uniti sulla riforma è un tassello fondamentale per realizzarla: finora Washington non aveva dato cenni di attenzione sul tema della web tax, molto sentita dai paesi europei e dall'Italia in particolare. 


martedì 27 agosto 2019