Fintech e insurtech spingono il mercato italiano delle startup

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Fintech e insurtech spingono il mercato italiano delle startup

Persone al lavoro in uffici all´interno di un grattacielo a Milano
Persone al lavoro in uffici all´interno di un grattacielo a Milano - REUTERS / Stefano Rellandini

Il Sole 24 Ore - Radiocor

Cresce il mercato delle imprese innovative (startup) nel settore della tecnologia applicata alla finanza (fintech) e alle assicurazioni (insurtech) secondo un'analisi dell'Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano presentata sabato scorso.  Le startup italiane sono oltre 320 e quelle analizzate dall'Osservatorio sono 150 che hanno raccolto finora oltre 480 milioni.

Questo gruppo di startup fintech e insurtech interpellate sugli ambiti applicativi (con la disponibilità di più di una risposta) indica per il 42% i servizi bancari, per il 35% i servizi di investimento, per il 21% quelli assicurativi, per il 25% i servizi tecnologici e per un altro 25% gli altri servizi, tra i quali ci sono quelli tecnologici legati al mercato immobiliare (proptech) e il regtech, ossia la tecnologia dell'informazione utilizzata per la regolamentazione.

Lo studio del Politecnico indica che in larga maggioranza queste startup utilizzano piattaforme web (68%) e Api, le applicazioni che facilitano le modalità di dialogo con altre applicazioni per il 62% dei casi. Nel 50% dei casi (anche in questo sondaggio era possibile più di una risposta) questo campione di startup utilizza l'intelligenza artificiale.  

Un altro dato che emerge dalla ricerca è che la metà esatta del campione di startup non rientra nel perimetro regolamentato, né dalla Banca d'Italia né da un'altra autorità e che solo una minoranza (44%) ritiene che sarebbe utile un sandbox regolatorio italiano. Un'altra istantanea scattata dall'Osservatorio del Politecnico è il mercato fintech ed insurtech delle pmi italiane.

Nei canali di utilizzo dei prodotti e dei servizi finanziari il primato del canale fisico rispetto all'internet banking inizia a cadere. In due casi (disponibile più di una risposta) la prevalenza va proprio a quest'ultimo: sull'anticipo sulle fatture (68% contro 46% del canale fisico) e il factoring (64% contro 56%) mentre il canale fisico (filiale bancaria o consulente) è ancora quello preferito dalle pmi per gli investimenti (59% contro 50%) per i prestiti (68% contro 55%) e per le lettere di credito (67% contro 59%).


martedì 11 febbraio 2020