Cosa mi metto per andare in... smartworking?

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Cosa mi metto per andare in... smartworking?

Ali Yahya / Unsplash

Pigiama tutto il giorno e computer sui fornelli? No, non ci siamo. Parola di esperti (di stile). In un momento in cui l'emergenza Covid-19 ha spinto molte aziende ad adottare lo smartworking diffuso, unendosi a quelle che già lo praticavano da tempo, la domanda "cosa mi metto oggi per andare a lavoro" può suonare come amara ironia. Ma se è vero come è vero che quando il virus sarà sconfitto e le limitazioni precauzionali potranno essere allentate - auspicabilmente presto - molti cambiamenti indotti nel nostro stile di vita si consolideranno, la questione che oggi può apparire anche come una divagazione per alleggerire il peso di questi giorni difficili, probabilmente diventerà decisamente più concreta.

Ecco allora che Lanieri, il primo e-commerce italiano dedicato agli abiti sartoriali made in Italy che ha il suo headquarter nel centro d'innovazione Sellalab, ha stilato una bella - è proprio il caso di dire - guida all'abbigliamento da smartworking (in questo caso per uomo). "La business routine è cambiata", spiega la guida, ma "se è vero che riunioni e socialità della vita lavorativa sono stati messi in stand-by", la professionalità impone di coniugare la comodità del lavoro da casa con "la forma mentis che si assume sul luogo di lavoro". Senza dimenticare che molti hanno sempre a che fare, sia pure in collegamento da remoto, con interlocutori e clienti di tutti i giorni. È dunque necessario "mantenere l'attenzione di sempre".

Seguiamo qualche consiglio, partendo da un presupposto: "Nessuno si aspetta di trovarti a lavorare a casa mentre indossi un abito tre pezzi gessato", ma "passare dalla modalità 'casa' a quella 'business' è molto importante per concentrarsi, e l'abbigliamento gioca la sua parte". Una camicia ben stirata, dunque, può aiutare. E se scatta un meeting improvviso via skype? Ecco allora che può tornare utile "il capo smart per eccellenza", il blazer o la sua alternativa più morbida, la pull jacket, "da portare comodi, sopra ad una camicia azzurra o bianca, e senza dimenticare la pochette nel taschino". Al limite, senza mai arrivare a una t-shirt, ci si può concedere una polo.

Ma non è solo una questione di look. Anche lo spazio di lavoro ha la sua importanza, con le abitazioni che si sono trasformate in "postazioni operative, aule scolastiche e punti di ritrovo socio-virtuali".  Un tema, questo, sul quale arrivano alcuni consigli da interior designer per conciliare al meglio "le esigenze particolari - come riporta un articolo del Sole 24 Ore che ha fatto il punto sulla questione sentendo diversi esperti - con le possibilità concesse dallo spazio che si ha a disposizione". Innanzitutto bisogna riuscire a trovare uno spazio esclusivo anche minimale per ogni componente della famiglia, che ha le sue diverse esigenze. Possibilmente anche con qualche confort che aiuti la concentrazione: una musica di sottofondo, un profumo rilassante, una finestra da cui guardare fuori. Occhio però a non usare la cucina, affinché resti comunque un "punto di ritrovo spensierato" della casa e della famiglia.


giovedì 2 aprile 2020