Coordinamento internazionale e regole condivise per big tech e finanza

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Coordinamento internazionale e regole condivise per big tech e finanza

La sede della Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea
La sede della Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea - Reuters / Arnd Wiegmann

Il Sole 24 Ore - Radiocor

La crescita tumultuosa delle grandi aziende tecnologiche mondiali negli ultimi vent'anni e il loro progressivo sbarco nella finanza, settore che si presta per la sua complementarietà con il modello di business delle big tech, inizia a preoccupare gli addetti ai lavori. Non perché non ne vedano i benefici, in termini di minori costi e più facile accesso ai servizi finanziari da parte di una platea sempre più ampia, soprattutto in paesi dove il tasso di bancarizzazione è basso, ma perché i rischi che stanno emergendo, alcuni nuovi, vanno compresi e gestiti per tempo.

Per questo la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, istituzione internazionale nota come 'la Banca centrale delle Banche centrali', nel suo rapporto annuale dedica un'approfondita analisi al tema con una carrellata su tutti i fenomeni che la crescita di Alibaba, Amazon, Facebook, Google e Tencent, il club delle big tech, sta facendo nascere nel mondo della finanza. La conclusione cui arriva la Bri, non si ferma a ripetere il mantra 'stesso business stesse regole' con riferimento a quelle che legano le banche e che devono quindi essere indossate anche dai nuovi player che sono sbarcati nei settori finanziari, dai pagamenti ai prestiti. Per la Bri "nuove regole potrebbero essere necessarie" dove il condizionale di fatto è solo una forma stilistica per esortare chi ha il potere di scrivere le regole, nei consessi internazionali, ad esercitarlo.

L'istituzione di Basilea dice anche un'altra cosa su cui riflettere: non bastano le regole prudenziali anche nuove o rinnovate. Le big tech hanno creato un mondo nuovo e il loro ingresso nella finanza rende necessario un nuovo 'compasso delle regole' a 360 gradi: dalla salvaguardia della stabilità del sistema finanziario passando per il contrasto dei potenziali comportamenti anticoncorrenziali e completando il giro con l'area della protezione dei dati personali. L'offerta di servizi finanziari da parte delle big tech è complementare alla loro attività ma allo stesso tempo le nutre di dati personali dei consumatori, sempre più profilati, e le fa crescere. I servizi di pagamento sono stato il primo settore di ingresso, come noto, ma ormai le big tech offrono crediti, assicurazioni e liquidità. Un nuovo tipo di rischio, scrive la Bri nel rapporto annuale appena pubblicato, 'è l'uso dei dati in modo non competitivo: le big tech hanno l'abilità di raccogliere enormi quantità di dati quasi a costo zero. Questo porta a monopoli digitali o data-poli''.

C'è poi il problema di interi segmenti del mercato finanziario trasformati dalla presenza di questi soggetti con rischi potenziali per nuove crisi. È il caso dei fondi monetari e della loro espansione in Cina, con la nascita di Yuebao, una sorta di salvadanaio elettronico per gli spiccioli che rimanevano sui wallet dei consumatori online dopo gli acquisti fatti su Taobao, gruppo Alibaba. In soli cinque anni, calcola la Bri, i fondi monetari offerti agli oltre 350 milioni di clienti di Alipay sono diventati i maggiori al mondo con asset per 150 miliardi di dollari Usa. Dov'è il problema? Nel fatto, spiega la Bri, che si tratta di cambiamenti della struttura di mercato che creano nuovi legami nel sistema finanziario. C'è quindi il rischio, ad esempio, che uno shock da rimborsi sulle piattaforme big tech di fondi monetari si possa rapidamente trasmettere al sistema bancario attraverso un ritiro dei depositi. Per questo le Autorità cinesi sono corse ai ripari, con correttivi con un meccanismo di regolamento da effettuare su una piattaforma pubblica e condivisa. L'intervento di un singolo paese però non basta: il coordinamento internazionale è cruciale a giudizio della Bri ma anche il coordinamento all'interno dei singoli paesi va migliorato, come accennato, tra le autorità di vigilanza finanziaria, quelle preposte alla concorrenza e i supervisori della protezione della privacy.


mercoledì 26 giugno 2019