Dal Lisbon Council una proposta in cinque punti per la politica fiscale dell'Europa

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Dal Lisbon Council una proposta in cinque punti per la politica fiscale dell'Europa

La sede del Consiglio Europeo a Bruxelles
La sede del Consiglio Europeo a Bruxelles - REUTERS / Yves Herman

Il Sole 24 Ore - Radiocor

"Nello scenario di incertezza che tutti abbiamo davanti c'è solo una cosa molto chiara e non è se ci sarà o meno una frenata dell'economia, ma solo quanto questa sarà severa e lunga. Per questo motivo è tempo di prendere azioni decisive di politica economica ed è tempo di leadership per attuarle". Si conclude così un articolo di Alessandro Leipold, economista di fama internazionale, già capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale prima di essere nominato Direttore per l'Italia della stessa istituzione di Washington.

Oggi Leipold, capo economista di Lisbon Council, un think tank europeo con sede a Bruxelles, presenta una proposta in cinque punti in vista del decisivo Consiglio Europeo del prossimo 26 marzo a Bruxelles. Cinque azioni che consentirebbero all'Europa di muovere finalmente le leve della politica fiscale mentre la Bce ha pressoché esaurito le munizioni di quella monetaria. Da parte dell'Europa ora serve una presa di coscienza e agire con una sorta di "whatever-it-takes" della politica fiscale, parafrasando l'espressione, ormai storica, di Mario Draghi pronunciata per salvare l'euro da chi pensava che si potesse smantellare, espressione che in italiano traduciamo con l'efficace "ad ogni costo".

Il primo suggerimento di Leipold è quello di un "passaggio chiaro a uno stimolo fiscale anticiclico concertato basato sugli investimenti". La situazione in atto con la diffusione del coronavirus è tale, spiega Leipold, che le solite obiezioni dei paesi in surplus riottosi ad ampliare la spesa possono essere zittite con solidi argomenti. Uno è che la politica fiscale può finanziare le misure per contrastare il virus, compreso il rafforzamento del sistema sanitario, l'assunzione di personale, l'acquisto e le scorte di forniture e attrezzature mediche. La spesa pubblica è l'unica componente della crescita (fatta di consumi investimenti ed esportazioni nette) non danneggiata dall'epidemia né dalla paura e dalle incertezze che questa genera. 

Un secondo punto è "accelerare nella revisione delle regole fiscali". C'è un procedimento in corso, ricorda l'economista, ma stando ai tempi previsti le nuove regole non saranno in vigore prima del 2021 ed è troppo tardi. Bisogna tagliare corto sulla fase di consultazione dato anche l'ampia ricerca già sviluppata sul tema. Ma la revisione della governance da sola non sarebbe sufficiente a contrastare i rischi attuali. Il prossimo Consiglio europeo deve invece dare due segnali importanti e immediati. Il primo è dichiarare che il Covid-19 fa scattare le "circostanze eccezionali" previste dal Patto di stabilità e crescita e che i conti pubblici 2020-2021 degli stati membri verranno valutati in questa luce. Il secondo segnale è dare "una mano di verde" alle regole fiscali alleggerendole per consentire investimenti in progetti sostenibili da un punto di vista ambientale. Una sorta di "green golden rule" ossia la revisione delle regole sugli investimenti del Patto per esplicitare la possibilità di finanziare investimenti "verdi" per poter mitigare il cambiamento climatico.

La terza azione suggerita dall'economista italiano che ha trascorso all'estero gran parte della sua carriera, è quella di "Enfatizzare la qualità delle finanze pubbliche". Ossia spostare l'obiettivo dalle considerazioni di breve termine sui budget annuali verso quello della crescita sostenibile per le generazioni future.

Il quarto punto è trovare un accordo a livello europeo per finanziare il cosiddetto Bicc, acronimo che individua lo strumento di bilancio per la convergenza e la competitività. Si tratta di uno strumento di bilancio che può giocare un ruolo strategico in settori quali la trasformazione tecnologica e la convergenza all'interno dell'Unione.

La quinta mossa suggerita al Consiglio europeo di fine mese è il varo di uno schema di riassicurazione europea contro la disoccupazione. Un'idea che circola da trent'anni e può avere l'effetto di uno stabilizzatore automatico per economie in crisi e per garantire più stabilità al sistema nel suo complesso. Viviamo una fase, osserva Leipold, nella quale "è probabile che i costi di uno stimolo troppo scarso in un'economia in peggioramento possano essere maggiori di quelli di uno stimolo eccessivo qualora si concretizzasse uno scenario più favorevole". I grandi rischi al ribasso richiedono un approccio alla politica fiscale basato sul rischio, con maggiore azione politica preventiva piuttosto che reattiva. Politici europei, è tempo di agire.


lunedì 9 marzo 2020